autoritratto

pierangela allegro autoritratto

In questo spazio dedicato alla pittura, inserisco un autoritratto teatrale. Realizzato nel 1995 si intitola A.  (pronuncia A punto). Le premesse al lavoro stavano in queste poche righe

Amo il teatro che non si mostra come tale ma che allude sempre a qualcos’altro. Non mi interessano il lavoro sul personaggio, la dizione corretta e i testi teatrali. Mi interessa dare corpo a un pensiero e a una personale visione del mondo. Preferisco le prove alle repliche. Mi piacciono la geometria, il rigore, l’ironia e mi esalta la composizione. In questa fase del mio percorso artistico cerco la semplicità, la leggerezza e la profondità nella superficie.

Rileggo queste parole oggi, e le condivido. Si chiama coerenza? Ho pensato spesso che la coerenza sia appannaggio degli scemi. Dunque sono scema.

pierangela allegro_A.
Pierangela Allegro_A./1995

La presentazione del lavoro  in queste altre poche righe

In A. è assente la metafora. Ci sono oggetti sulla scena che non sono altro che quello che sono. Lastre di metallo. Piccoli fari a terra. Altoparlanti innestati sul corpo e appoggiati al suolo. Limoni, piante di rosmarino e del riso.
E io sono quello che dico di essere. Un corpo che vorrebbe tornare a respirare a respirare leggero.
Il suono è di metallo. Strisciato, battuto, colpito. E’ eco della scena. Suono della Visione.
In A. la creatura è un ibrido di tecnologia e umanità.
In A. la scena non è gerarchica. Gli elementi vi convivono con eguale dignità e disegnano spazi possibili. Azione, suono, luce sono creati in modo sincronico.
La costruzione di una scena non gerarchica ci conduce verso l’abbandono dell’attore come centro della visione, verso l’abbandono dell’uomo come centro del mondo, verso l’abbandono di sé come volontà.
In A. rumori amplificati di oggetti che cadono. La bocca spalancata inghiotte la luce. Il suono la fa esplodere. La voce è nel buio.

Potrei rifare questo lavoro. A distanza di 20 anni. Sicuramente il mio corpo è cambiato e io sono diversa in molte altre cose.
Per questo credo che riprenderlo potrebbe essere interessante.

Sicuramente interessante è leggere Hans Belting Facce
Mentre a proposito di coerenza/incoerenza ecco Elias Canetti

«Chi obbedisce a se stesso soffoca non meno di chi obbedisce ad altri. Soltanto l’incoerente non soffoca, colui che si dà ordini ai quali si sottrae. Talvolta, in circostanze particolari, è giusto soffocare».

Nessuna premessa e nessuna presentazione invece per l’autoritratto in 12 pose, realizzato con pittura digitale, datato 2014.

firma_pierangela_allegro